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“Ogni persona che viene a conoscenza della mia storia, mi allunga la vita di un giorno”. “Ogni persona che viene a conoscenza della mia storia, mi fa sentire unica”. “Ogni persona che viene a conoscenza della mia storia, vive con me”.
Racconto edito in“365 Racconti Cattivi” di Paolo Franchini per AISEA onlus Raccolta poetica “Sonetti Renato Fucini 2011” Antologia “Poesia VERBA AGRESTIA VIII” edita da Lieto Colle Edizioni, selezionata per il sito VIR-US Poesia di Federica         Volpe e Barbara Bracci Antologia poetica “INCHIOSTRO E ANIMA”, in memoria di Antonio Caldarella edita da Libreria Editrice di Francesco Urso Antologia poetica “POEM OF THE WEEK 2010″edita da VIR-US Poesia di Barbara Bracci e Federica Volpe Antologia poetica “Frammenti Ossei” edita da LIMINAMENTIS EDITORE Antologia poetica “STORIE DI CARTA” Opere finaliste del Concorso Letterario “Emozioni in Bianco e Nero” 2011 Edizioni         del Poggio Antologia poetica “Dal Tramonto all’Alba” 2011 Edita da Albus Edizioni Antologia poetica “Pallidamente 2011- Cagliostrino” edita da Felici Editore Presente nella raccolta poetica: “ DIGLIELO AL VENTO DONNA IN POESIA”, Edito da Flanerì Edizioni.
Antologia “Dal Tramonto all’Alba”
ALMOST BLUE [Almost Blue] E’ quasi blu quest’alba che mi gratta gli angoli sporgenti. Il castello, dormiente,dalle vetrate nebbiose mi saluta. Sembra immobile, ma pulsa di cuori congelati. Anime affamate d’amore e vestite di dolore. Sulle labbra il gusto del caffè e dei baci mai dati. [Almost Blue] E’ quasi blu l’odore del sangue nei ricordi. Amalgama d’erba verde bagnata e di giallo sole violato. Mi manca il mare e il respirare delle barche Ho poche ali con le quali volare, ma forse per domani bastano. [Almost Blue] E’ quasi blu, che forse tra un attimo si muore per sempre. E’ così semplice da dire che sembra una canzoncina per bambini. Tornerò da te e avrò un po’ di silenzio da smaltire, assieme a sogni che sono la mia sola compagnia. Granitica solitudine. [Almost Blu] E’ tutto quasi blu, che sembra immacolato e perfetto, rendendo affilata la nostalgia che mi spinge a camminare. E mi perdo un attimo tra volute di fumo. Serafico mortale abbraccio. [Quasi blu] Come le stele dei miei palmi crocifissi, anelli di congiunzione tra la mia labile gioia, e la fottuta mia disperazione. Così Blu da sembrare Nero.
MicheleGereon
TI SCRIVO Ti scrivo, madre, con occhi pieni di sole cangiante E un po’ d’ombra appassita negli angoli che non vedi. Ti accolgo vivente tra spazi intercostali, che fanno vibrare questo fiato che impara a pregarti, anche se con lingua profana e piagata di peccato. Inargento il viso e gli occhi stanchi con ciò che mi donasti, scritti amorevoli su pergamene tinte di dolore, segmenti frastagliati di pazzia osceni fazzoletti da legare ai fianchi e sogni scavati da trasformare in bianchi diamanti. Tscrivo piano, con una piuma dal colore nerastro, affondando la punta sullo scorrere ematico di poche gocce scarlatte, stillate dalla malinconia, dalla mancanza del tuo abbraccio che santifica. Il rumore sordo di poche cicale accompagna queste frasi incontaminate, levigando passi d’ossidiana nell’arsura della mente, di un labile sospiro gemente. “Non ci sei… e Manchi”. In un giorno qualunque, in un dimenticato anno domini, stendo su fili rame queste poche parole, sperando giungano a te, in qualsiasi cielo volino le tue ali in quest’ora. Impervio e benedetto il tuo viaggio, ricamato prezioso d’aureo il tuo peregrinare, intarsiata d’eterno la tua direzione. “Dove, solo chi ha anima può andare”.
MicheleGereon
LUX AETERNA Dismetto all’imbrunire questi occhi di vento, illibati e scavati da neri prati. Volo radente nell’aere di gelo. Con un velo intessuto di sale e seta, destinato all’oblio, mi celo. M’appoggio al tuo cuore di pane, sul tuo sguardo che indaga, tra pieghe di carne e pizzo cromato, la pelle. Fuoco accerchiato nei lombi, il tuo masticarmi. Fuggi, sempre, con il tempo come zavorra tra le dita. Corre da una vecchia radio il canto d’un violino legnoso, come una rosa di vetro sopra un libro chiuso. Cerco in una tasca bucata il calore delle tue carezze, trovando ciò che dimenticasti ieri, una caramella di dolore e anagrammi di neve. Baci pulsanti e intrecci di mani, e nostalgia; Maledetta. Impronta cruda sulle lenzuola, la Tua; Essenza fluttuante come una barca che punta a ponente. Stringiti a me, in questa sera che profuma di niente. Lux Aeterna, Sacro Lume che nulla dimentica. Neanche l’amarti; Neanche la tua voce; Neanche me…
CENERE E VIOLE Vieni, è ora di andare. Spoglia le tue membra e vestìti con un cappotto di sale. Fiocchi di neve, sul tuo volto, come cenere di viole. Portami via. Mi farò piccola; un’invisibile atomo di polvere. Portami nelle tasche ripiegata nei bordi come una foto sgranata. Tremore mutabile d’ali friabili su di un livido che duole. Tu, come cenere; Come viole.
MANI NUDE Nel crespo d’un cielo di ruvide stelle liscio lo sguardo sul niveo tulle di pelle. Ammassi di sangue lievi come neve, come sassi sulle vene. Passi che sanno di vento e mani inermi impregnate di pianto. [Urla il vento] D’amaro mare odora la tua assenza Essenza d’inchiostro sulle iridi vuote. Incastri di cuore e ardesia. [Rumoreggia l'onda] Mentre ti fai corda, mentre mi tramuto in lama, cade dal cuore una stilla di gelo. E quando il mio vuoto ti convoca, ti trovo dove sei. Tra le mani; Oltre un battito d’ali. [Tace il mondo]
INDACO E PORPORA Sono d’indaco e porpora queste nubi che piangono. Sembrano meccaniche e d’amianto, ma vivono, arrivano da te, sfiorandoti, piano. Piano, lascio scorrere tutto troppo piano. Forte, nostalgica l’essenza, che strappa la pelle per riparare la malinconica, nostra, assenza. Mi sfioro, mi sfoglio, mi spoglio, mi perdo tra volute di fumo, e ritrovo te dove sei sempre stato. Nell’infinito attimo che tingendosi violaceo, trafigge il silenzio che c’e’, scrivo con il cielo la musica per un cariollon. E t’attendo, rattoppando strappi di vene, nel crepuscolo che ruggendo sovviene. L’indaco e il porpora si fondono scuri, e il mio sospiro ha poche parole. “Ti amo.” Il viola tace e con esso tutto il resto.
VENE D’ALICANTO Ho qui le tue mani, [Qui] dove s’intrecciano vene e rami d’alicanto. Dove germoglia la tua assenza. Ho qui il tuo sguardo, [Qui] a nascondere gli occhi, tra stracci di nuvole chiare e miele. Ho qui la tua anima, [Qui] dove il dolore trapassa qualsiasi barriera. Anche la più spessa, anche la più densa. Sei qui, dove piove nebbia d’amianto, [Qui] dove divampa il dolore. Tu, che sei un colpo di frusta, sul cuore. [Qui] L’eterno, vinsi, urlando il Tuo nome.
EROSIONE D’ONDA Respirare mercurio, mortale, nel vestire nuda epidermide d’odorosa gardenia. Dolore di chi porta in braccio chi è amato e morto. [Erosione ibrida d’onda] Le mie parole sono poesia che mente. Lustrare bugiarda mani di vetro e pulire con fango il viso bianco. [Imploro un sorso di pianto] Antica storia di ombre che si’ allungano nei tempi, dove chi resta calpesta tombe, friabili, come il mio spirito che soccombe. [Scivolerò dove il tempo si blocca correndo] Così, tanto per fare, diverrò vitrea in una goccia d’ametista su terreni sbilenchi di ginestra. [Carne d’anima in tempesta] Cullata da amniotici flutti, feretro dorato naturale, ondeggiare di mare. Inviolabile armonia, spezzata, come eucarestia. [Dannata-Nenia-Nonsense]
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POESIA
Emma Vittoria